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Le nostre Storie

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LE NOSTRE STORIE

I BAMBINI RACCONTANO IL VILLAGGIO

Da quanto tempo sei al Villaggio?
Sono qui da un anno e otto mesi con mia madre, le mie due sorelline e mio fratello.
Come è stato l’impatto quando sei arrivata al Villaggio?
Un po’ ansiosa delle persone che avrei potuto trovare ma
mi hanno dato un benvenuto molto accogliente e mi sono sentita accettata.

Qual è la cosa più bella del Villaggio secondo te?
Il campo di calcetto.
Tu in che Casa stai?
In casa Mamma e Bambino.
Si sta bene in casa Mamma Bambino?

Cosa fate nella Casa?
Giochiamo, guardiamo la TV, dormiamo e mangiamo.
Giocate insieme a volte?

Quanti anni avete?
Io 7, io ne ho 5 e questa estate è il mio sesto compleanno.
Farete una festa?

Le feste al Villaggio sono divertenti?

Ci sono tanti bambini?

Ma si va sempre d’accordo?

Quindi siete fortunati, non bisticciate mai?
Un pochino sì, ogni tanto succede, poi facciamo pace.
Qual è la cosa che vi piace fare al Villaggio?
A me piace colorare, a me piace giocare e guardare i cartoni.
Se domani arriva un bambino nuovo cosa gli raccontate del Villaggio?
Che è bellissimo.

LE MAMME RACCONTANO LA LORO STORIA

A. ,16 anni.

Quando sei arrivata al Villaggio?
Sono arrivata in pieno lockdown con il mio bimbo che aveva un mese. Ora frequento il liceo e quando sono a scuola il mio bambino è affidato agli educatori dello Spazio Primavera.

Come stai vivendo questo tempo qui al Villaggio?
Sicuramente mi sta aiutando molto sul lato emotivo e nella gestione di mio figlio che è ancora molto piccolo. I miei compagni sanno che mi trovo in questa struttura, l’hanno sempre accettato, per me non è un problema, non me ne vergogno. Quando sono arrivata ero un po’ spaventata, però mi sono abituata subito  alle persone che mi circondavano, alla casa, a tutta la struttura e oggi mi trovo molto bene.

Cosa diresti a una mamma che è arrivata al Villaggio?
Le augurerei buona fortuna ma soprattutto le direi di seguire i consigli degli educatori perché ci aiutano a migliorarci e non ti senti mai solo ma in famiglia.

GLI EDUCATORI RACCONTANO

FEDERICA

Come educatrice l’esperienza più bella e toccante è stata quando sono state messe in gioco tante emozioni, quando abbiamo accompagnato all’adozione tre fratellini che erano al Villaggio. E’ come dire che non tutto è perduto, che c’è una seconda possibilità per tutti e noi gliel’abbiamo data.

E’ stato un miscuglio di emozioni dove c’era, da un lato, la felicità per questi bimbi e la soddisfazione per il buon lavoro fatto e dall’altra la malinconia di vederli andare via.

Abbiamo visto tante mamme che hanno terminato il loro percorso in comunità e che escono portando con sé un bagaglio di consigli ed esperienze ed è sempre bello vedere che fuori ce la fanno davvero e riescono veramente a dare una svolta alla propria vita. A loro auguro di essere sempre motivate al cambiamento, di avere sempre la voglia e lo stimolo di volere una vita migliore e di essere migliori come donne, prima di tutto, e poi verso i loro figli come mamme.

GLI EDUCATORI RACCONTANO

CECILIA 

Le esperienze più belle che ho vissuto e vivo all’interno del Villaggio sono quando arrivano i nuovi ospiti. Le mamme che aiutiamo molto spesso si sono ritrovate in situazioni che non hanno voluto o che non sono riuscite a risolvere e cambiare. Si ha la soddisfazione di vedere i loro progressi nel periodo in cui sono al Villaggio dove collaboriamo tutti insieme.

La comunità può offrire tanto, è come un tempo sospeso in cui riflettere sul proprio passato e immaginare un nuovo futuro sapendo di avere accanto qualcuno che ti supporta e ti sostiene. Devi saper cogliere quello che ti può offrire perchè solo così riesci ad evolvere umanamente ma anche come persona che deve prendersi cura di un’altra persona.

A una mamma con bambino che esce dalla comunità perché ha finito il suo percorso, cosa auguri?
Di poter trovare quel senso di famiglia che ha perso nel passato o che molto spesso non ha mai avuto.

GLI EDUCATORI RACCONTANO

STEFANO 

Qual è l’esperienza più gratificante dei tuoi anni da educatore al Villaggio del Fanciullo di Morosolo?

E’ vedere come i bambini crescono e acquistano sempre più delle autonomie: come vestirsi, saper stare con gli altri, saper giocare con i coetanei.
E’ importante accompagnarli a riconoscere l’autorevolezza della madre. Questo aspetto è il più importante per provare a fare in modo che una mamma possa, un giorno, uscire dal villaggio con il suo bambino.

Per fortuna ci sono anche gli addii e negli addii entrano in gioco dei sentimenti personali che ci toccano delle corde che ci fanno anche piangere, ma credo che dentro a quel pianto ci sia una grandissima soddisfazione perché siamo riusciti a dare a una mamma e ai suoi bambini una nuova possibilità di rimettersi in gioco e vivere una vita più equilibrata e serena.

STORIE A LIETO FINE

“Quanto è strano ripercorrere questa strada, rivedere questo posto, la mia stanza, il parco…” F. è tornata a trovarci dopo 11 anni: è arrivata al Villaggio all’età di 15 anni ed è uscita che ne aveva 18. Adesso, quasi trentenne, si guarda intorno con la sua bimba in braccio e il sorriso di chi sa di aver costruito la sua serenità dopo tanti anni di fatiche. “Alcuni mi chiedono se mi fa male ripensare al passato ma per me no, non è un problema. Ormai quello che è stato è stato. Se avessi avuto un passato diverso forse oggi non sarei dove sono”.

Mamma di due bambini, convive felicemente con il suo compagno a Varese e sta aspettando che la più piccola cominci l’asilo per riprendere a lavorare: “Abbiamo preferito fare qualche sacrificio in più ma rimanendo a casa con loro ho potuto seguirli meglio. Certi momenti non tornano più”. F. ha vissuto tre anni al Villaggio ed è stata più volte premiata per la sua voglia di studiare e scommettere sul futuro: “Andavo a scuola a Stresa, mi alzavo tutte le mattine alle 6.30 e cambiavo 4 mezzi di trasporto ogni volta. Pullman, treno, traghetto e di nuovo pullman.Il Villaggio ha creduto in me, mi ha pagato le spese scolastiche e mi ha consentito di proseguire. La Sig.ra Pavesi (ndr. Oggi Presidente Onoraria del Villaggio) mi ha anche pagato una vacanza premio. È stata gentile, me lo ricordo ancora”. Una volta uscita dal Villaggio, a 18 anni, F. è tornata dalla nonna: “non sono stati anni sempre facili… il papà aveva un brutto carattere e finché non se n’è andato non ci siamo sentiti al sicuro”.

Poi, pian piano, F. ha trovato la forza di ricostruire una stabilità nuova e così è arrivato l’amore e anche il primo figlio. “All’inizio stavamo a casa di mia mamma, non era facile nella nostra situazione mettere da parte i soldi per la caparra e l’affitto… ma alla fine ce l’abbiamo fatta e adesso nel nostro piccolo siamo felici”. Grazie F. perché averti qui ci ha ricordato il senso del nostro lavoro. Cerchiamo di lanciare piccoli semi nella speranza che possano germogliare rigogliosi ed è una gioia quando questo accade.

UN ABBRACCIO CHE NON SI DIMENTICA

“Il senso di familiarità che c’era qui era pazzesco. E’ quel ricordo che mi ha spinto a tornare, e anche ora rivivo un po’ di quella cosa di quando ero bambino. Quel calore che ho sentito fin da subito quando sono arrivato”.
Quindi è un po’ come tornare a casa?
“Si casa. Ecco, casa è la parola esatta. E sento che sto diventando rosso…” Antonio aveva 7 anni quando è arrivato al Villaggio. Oggi ne ha 33 e ha voluto rivedere i luoghi dove ha trascorso parte della sua infanzia. Ha portato la sua bella famiglia: la moglie Brenda, il fratello di lei Giuseppe, la loro bimba Sofia di un anno e mezzo. E le emozioni si sono accavallate fra l’affiorare dei suoi ricordi, delle difficoltà ma anche degli importanti traguardi raggiunti. “Siamo già venuti una volta” racconta Brenda, ” ma eravate tutti in vacanza, magari proprio a Caldonazzo, di cui Antonio si ricorda sempre. Gli abbiamo chiesto di portare anche noi perché è evidente che i ricordi più belli ce li ha qua”.
Eppure quando sei arrivato sulle tue piccole spalle già pesava una storia famigliare difficile.
“Venivo da una separazione di mamma e papà…beh diciamo molto conflittuale. Certo è stato un trauma il distacco dai genitori però quel senso di abbraccio di cui dicevo prima, che ti dà subito un senso di serenità e di tranquillità, quello me lo ricordo. E me lo porto dentro, come tanti momenti, e i volti e i nomi delle persone con cui ho vissuto per 5 anni importanti della mia infanzia”.
Ti è rimasto impresso qualcuno?
“Certo! Silvia e Massimo e anche Agnese a Casa Mongolfiera, che erano un po’ come “genitori”. Poi Valentina e Moreno i miei fratelli e sorelle a casa Aliante, come Elena a cui puzzavano i piedi e non posso dimenticarla. Quando tutti insieme guardavamo in Tv Sarabanda, in sette, otto sul divano ad indovinare le canzoni… e non si potevano sentire i piedi di Elena. Quante risate. E quante ne abbiamo combinate in quelle stanze ma erano momenti di super condivisione”.
Poi è arrivata una nuova svolta, hai lasciato il Villaggio per tornare a casa.
“Sì avevo 12 anni e mezzo. Non posso negare che tornare a casa di papà era bello, però anche traumatico uscire da qui perché è stato come lasciare quell’abbraccio per ricominciare l’avventura con i miei genitori. In realtà non è andata bene. Mio papà aveva un’altra donna e non andavamo d’accordo. Così sono scappato da mia mamma ma era il posto sbagliato perché i giudici l’avevano indicata come la persona meno adatta con cui crescere. Da lì mi sono perso… sarebbe lunga da raccontare poi però mi sono ritrovato.
Quindi quando hai incontrato Brenda.
“Sì, grazie a Dio l’ho incontrata. Dai 18 anni che sono uscito dalla casa di mia mamma fino a 21 anni ho preso strade sbagliate, poi ho incontrato lei che aveva solo 14 anni ma mi ha raddrizzato, mi ha ridato la tranquillità. Poi è arrivata quella benedizione di mia figlia, ma prima ancora Giuseppe. Io li chiamo i miracoli della mia vita, come delle guarigioni, che mi hanno dato la forza per portare avanti il progetto della mia vita. Che poi è il mio sogno, la famiglia. Un sogno che nasce dalla formazione che ho avuto qua”.
Quando vi siete conosciuti hai raccontato a Brenda del Villaggio?
“Mi ha raccontato un’infinità di cose” risponde Brenda, “di Silvia e Agnese, delle vacanze a Caldonazzo, degli amici, delle marachelle che non si possono dire. E poi del campo di calcio che è un “pezzo del suo cuore”. Ma soprattutto, la cosa più importante, è che quello che lui è oggi è nato qui al Villaggio”. “È vero” conferma Antonio: “So che è brutto dirlo ma la formazione, quella più importate, l’ho avuta al Villaggio, non grazie a mio padre e mia madre. I valori, le relazioni, i sani principi, andare in chiesa, l’amore, l’amicizia, tutto ciò che è la mia vita adesso davvero l’ho imparato qui”.
Quindi si può dire che c’è il lieto fine.
“Il lieto fine è qui con me. Che è poi il nuovo inizio. Ho lavorato, la mia bellissima famiglia, con Sofia di un anno e mezzo e Giuseppe, lo “zio” di 13 anni che abbiamo in affidamento, cioè abbiamo la “responsabilità genitoriale”. È il progetto della mia vita che continua. Per questo è bello tornare tutti insieme qui, dove sono cresciuto.
Le restrizioni del Covid non ci permettono di farti rivedere le case, la tua stanza, speriamo di poterlo fare al più presto.
“Presto, sicuramente. Ma intanto andiamo a rivedere il campo di calcio, che è veramente un pezzo del mio cuore”. Ed è un caldo arrivederci.